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Silvio Maria Cantoro – Writers 2026

Autore: Silvio Maria Cantoro

Titolo dell’opera: Storie di Musica e intagli di Parole

Casa editrice: Self publishing

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

Direi che nasce dall’incontro tra un’urgenza e una lunga osservazione. L’urgenza è quella di contrastare la “sordità emotiva”: oggi consumiamo musica in modo bulimico, ma spesso senza ascoltarla davvero. L’intuizione creativa, invece, è arrivata dai palchi. Per anni, come bassista, ho vissuto le canzoni dall’interno, sentendo vibrare le parole insieme alle note. Ho sentito il bisogno di trasformare quelle vibrazioni in brevi racconti — “cunti”, come li chiamiamo nella mia lingua del cuore — portando alla luce i dettagli, gli “intagli” appunto, che rendono un brano un capolavoro immortale. Non ho cercato una storia, ho cercato un modo di appassionare e incuriosire il lettore per riportarlo, o avvicinarlo, ad un approccio più consapevole e profondo della musica.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Il messaggio che spero arrivi è un invito alla fermata: mi piacerebbe che il lettore riscoprisse il valore dell’ascolto come atto di cura e di attenzione. Viviamo in un’epoca di rumore costante, dove la musica rischia di diventare un semplice sottofondo, un complemento d’arredo o, peggio, un mero compiacimento dell’algoritmo e dei like.

Attraverso questi “intagli” provo a far passare l’idea che dietro ogni grande canzone non c’è solo una melodia fortunata o una strategia di marketing, ma un laboratorio di umanità, di fatica artigianale, di ricerca e di vita vissuta. Spero che il lettore, inquadrando il QR code posto alla fine di ciascun capitolo — che ho voluto chiamare ‘traccia’, come fosse un disco — e lasciandosi guidare dal ‘cunto’, possa dire: “Non avevo mai ascoltato questo brano in questo modo”. Il mio desiderio è che il libro aiuti a riscoprire l’ascolto partecipe, meno passivo; in fondo, sono convinto che la bellezza, se osservata da vicino e con il giusto tempo, diventi “curandera, sciamana guaritrice, energia in grado di rigenerare”.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

Confesso di essere profondamente innamorato di tutti i soggetti di cui ho narrato. I capitoli del libro sono, in fondo, la mia personale playlist: un insieme di voci e di personaggi che mi hanno fatto compagnia, quasi come vecchi amici, in questi due anni di studio e di scrittura. Più che una singola figura, però, credo che a rappresentarmi oggi sia l’immagine che attraversa l’intera opera: quella del bassista-narratore.

Il basso è uno strumento particolare: è l’ossatura, il battito cardiaco che quasi sempre sostiene un brano senza bisogno di stare sotto i riflettori. Oggi mi sento esattamente così: colui che sta nel basso, a metà tra il ritmo della realtà e la melodia delle storie, alla ricerca di un equilibrio tra il rigore della struttura — ritmica e armonica — e la libertà emotiva del racconto.

Oggi mi riconosco in un cuntastorie che, con il basso a tracolla, invita a non guardare solo la superficie del mare, ma a sentire la corrente che scorre nel profondo. Quella corrente è la bellezza che provo a raccontare.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

Essere qui a Casa Sanremo Writers ha per me un significato profondo e, se vogliamo, quasi circolare. Calco i palchi da molti anni e, anche se non ho mai avuto l’occasione di suonare su quello dell’Ariston, venire oggi a Sanremo come autore per condividere questo libro significa chiudere un cerchio. È un cambio di prospettiva che mi permette di restare nello stesso alveo creativo. Significa offrire un contributo personale affinché la Musica continui a essere vissuta non solo come intrattenimento, ma come uno strumento formativo e un prezioso supplemento didattico per l’anima. Portare questo messaggio a Sanremo — il luogo dove la canzone è regina — e poter parlare qui degli “intagli” che rendono i capolavori tali, significa onorare la musica nel suo tempio più importante. Condividere il mio libro in questo contesto non è solo una presentazione editoriale, ma un atto di gratitudine verso la musica, nel luogo dove, più di ogni altro, essa diventa la nostra lingua comune.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

La musica non dialoga semplicemente con la mia scrittura, ne è l’essenza, il battito vitale, il titolo. Ho scritto “Storie di Musica e intagli di Parole” cercando di imprimere al testo la stessa dinamica di un’esecuzione live. Ogni capitolo è stato pensato come la traccia di un concept album. C’è un’alternanza di temi e di tempi: momenti di analisi più serrata, quasi ritmica, e passaggi più lirici dove ho lasciato che il racconto prendesse il sopravvento, come fosse un assolo. Ogni intaglio che ho descritto è nato riascoltando ossessivamente quei brani, cercando di tradurre in parole ciò che le frequenze basse, armonie e melodie mi suggerivano.

Essere qui a Sanremo, in una settimana in cui la musica la si respira ovunque, significa portare la mia scrittura a casa, nel luogo dove il dialogo tra nota e parola non si interrompe mai. Spero che il lettore, scorrendo queste pagine e ascoltando i brani tramite i QR code, possa sentire lo stesso “beat” che guida la mia ricerca e la mia passione.