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Alberto Torresan e Alberta Bellussi – Writers 2026

Autori: Alberto Torresan e Alberta Bellussi

Titolo dell’opera: La mia partita continua

Casa editrice: Alba Edizioni

L’INTERVISTA

Il vostro libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che avete cercato?

Sono Alberto. Il libro nasce dalla mia storia personale. Sono un giovane uomo che ha conosciuto il dramma di avere un mieloma multiplo, scoperto, d’improvviso, durante una partita di calcio, mia grande passione. È la storia della malattia vissuta da dentro, con le emozioni, le cadute e i rialzi. È la storia di un uomo che ha reagito con forza e tenacia affidandosi ai medici, alla medicina e mettendoci tanto del suo carattere.

È la storia di una malattia che è stata affrontata e superata grazie al trapianto di cellule staminali emopoietiche. Mi sono sottoposto a due autotrapianti non andati bene. I medici, poi, mi hanno proposto come unica possibilità di cura il trapianto. Tra i miei familiari non c’era nessuno compatibile a me e ho avuto la fortuna, o il miracolo, chiamatelo come volete, di trovare un donatore compatibile nei registri mondiali. La mia sacca di cellule staminali è venuta dall’Argentina e mi ha dato una nuova speranza di vita.

Ho consegnato le pagine del mio diario scritte nelle stanze di ospedale, all’amica Alberta, che ha più familiarità con le parole e che con cura certosina ha cercato di raccontare la mia storia cogliendo le sfumature dell’animo; non come un dramma ma come una dura partita, inaspettata, che la vita ti obbliga a giocare con tutta la tenacia e la voglia di vincerla. Con me, questa partita è stata vinta da tante persone, dai medici, dagli infermieri, ai familiari ma soprattutto dalla mia donatrice: una storia di sofferenza, umanità e amore.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Il mio libro è un dono per tutti i pazienti, ai quali trasmette forza e motivazione. Ma è anche un regalo per tutti i donatori che trovano nelle mie parole il riconoscimento del proprio gesto. È importante che i lettori colgano la presenza dei due protagonisi, perché senza donatori non c’è trapianto né guarigione.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

La donazione salva la vita e io ho avuto la fortuna di riceverla. Voglio che altri abbiano questa possibilità, per questo collaboro con l’Associazione AdoCes per portare la mia testimonianza nelle scuole e per far capire ai giovani l’importanza di iscriversi nel Registro Italiano IBMDR per poter dare una nuova speranza di vita ad un malato in attesa di trapianto.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

È straordinariamente importante l’opportunità che ci è stata offerta, perché riusciamo a diffondere a livello nazionale due messaggi; il primo di accompagnamento a chi attende il difficoltoso percorso che porta al trapianto, con il racconto della mia esperienza positiva. Il secondo messaggio è rivolto ai giovani, perché si informino su quanto è facile diventare donatori anche qualora si verificasse la rara compatibilità con un paziente: basta un prelievo venoso da un braccio, dal quale si ricavano le cellule staminali che vengono inviate al Centro Trapianti per il paziente. Li invito per questo ad iscriversi sulla piattaforma adocesfed.it.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

La musica e gli animali sono elementi che nella malattia hanno un grande scopo terapeutico; sono aiuto alle cure, sono carezze all’anima.