Autore o autori: Mario Antobenedetto
Titolo dell’opera: La parte interna dei pensieri
Casa editrice: Guida Editori
L’INTERVISTA
Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?
“Cercato” è senza dubbio la parola giusta, perché era da tempo che volevo ambientare una storia durante gli anni di piombo, abbinandola a una saga familiare. La ricerca, quindi, non si è basata solo su fatti salienti e ambientazioni simbolo, ma soprattutto su come quegli anni così intensi abbiano plasmato e modificato i legami affettivi di una famiglia.
Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?
Ogni mio romanzo è stato scritto con l’intento di veicolare una morale e, in quest’ultimo, ho cercato di esprimere il concetto di non lasciarsi influenzare da alcun retaggio nello scrivere la propria storia personale. Mi piace però pensare che il messaggio non debba per forza essere specifico o univoco: che la lettura possa coinvolgere al punto da far abbassare quelle difese che spesso ergiamo contro noi stessi e che, in quel momento di vulnerabilità, si possa trovare la forza di cambiare ciò che ci spaventa e che troppo spesso abbiamo fatto finta di non vedere.
Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?
Scrivere mi mette a disposizione un potenziale creativo praticamente infinito e usare questo strumento come uno specchio mi sembra banale e riduttivo; per questo nessun personaggio è plasmato su di me. Con una frase, invece, mi trovo sicuramente più a mio agio e ne scelgo una che compare quasi alla fine del libro: «Ognuno deve combattere le proprie battaglie». Collegandomi a questa frase, aggiungo anche una scena a cui tengo particolarmente, ovvero quella della famosa battaglia di Valle Giulia, perché in quei momenti concitati, per una delle protagoniste, avviene una sorta di epifania. Mi sono sentito molto coinvolto nello scriverla e spero che sia d’impatto anche per il lettore.
Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
Significa dare continuità a un percorso di crescita come autore. La parte interna dei pensieri è il mio quinto romanzo e l’estate scorsa si è aggiudicato il Premio Cimitile, che mi ha permesso di accostare il mio nome a quello di grandi personalità del panorama culturale italiano, in una cornice suggestiva resa ancora più preziosa dalla messa in onda su Rai 2. Casa Sanremo Writers rappresenta quindi la naturale continuazione di questo cammino: un’altra prestigiosa vetrina per raggiungere sempre più lettori. In fin dei conti, il mio obiettivo come scrittore è arrivare a più persone possibili, essere letto e dare alle mie parole la possibilità di trasmettere emozioni. In un tempo in cui tutto sembra funzionare al contrario, consapevole di essere forse un po’ ingenuo, la mia speranza è dimostrare di essere uno scrittore valido solo attraverso le mie parole, e non come conseguenza di fenomeni social.
La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
Sì, la musica è una parte attiva del mio percorso creativo: nei momenti di stallo mi aiuta a vincere l’inerzia ed è una costante fonte di ispirazione. In un mio vecchio libro, addirittura, ha fatto parte della trama, intrecciandosi alla narrazione con versi di famose canzoni. Scrittura e musica, in fondo, sono profondamente legate: metrica e sintassi, partitura e impaginazione, tutto ruota attorno al ritmo, che sia un ritornello coinvolgente o una lettura scorrevole. E per chiudere con una battuta, invece di canticchiare sotto la doccia… io ci scrivo!