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Sonia Fanuli – Writers 2026

Autore: Sonia Fanuli

Titolo dell’opera: Diari di Clessidra

Casa editrice: RPlibri

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

Il mio libro nasce in verità dal confluire di tutti e tre questi aspetti; per tale motivo preferisco definirlo un “attraversamento”, inteso come processo evolutivo del sé in divenire che avviene mediante l’esperienza integrata tra emozioni, pensieri e azioni, sentite ed esplicate nei diversi contesti che possono essere storie ispiranti, luoghi significanti, persone che rappresentano l’oltre da sé e con le quali ognuno di noi è chiamato continuamente a confrontarsi nel moto dell’esperire. Devo precisare, a tal riguardo, che per la stesura dell’opera ha influito molto sia la dimensione più umana e intima di me stessa sia la mia sfera professionale, essendo una Psicologa-Psicoterapeuta; all’interno dei testi possiamo dunque trovarne alcuni che rispecchiano una mia urgenza emotiva nell’attraversare frammenti della mia vita, oppure altri che attraversano empaticamente storie di miei pazienti, amici, personaggi storici e luoghi, sino a richiamare figure mitologiche che, in maniera rievocativa, hanno destato in me una determinata risonanza emotiva. Tutto ciò mi ha permesso di affrontare il grande dilemma della vita di “Clessidra”, in quel fluire inesorabile del tempo tra nascita, morte e resurrezione, come dimensione salvifica di cambiamento, capovolgendo la stasi in una nuova dimensione in divenire. “Clessidra” rappresenta dunque la personificazione di un oggetto-soggetto che si fa corpo e voce tra i granelli dei suoi frammenti e si traduce in immagini fortemente simboliche e ossimoriche, alla ricerca metaforica di un’integrazione di polarità che ci abita nella nostra lunarità, tra luce e ombra insite in ognuno di noi e che talvolta creano un conflitto che richiede un cambiamento, possibile soltanto “attraversando” le nostre emozioni più autentiche senza negarle o reprimerle.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Con il mio libro non ho voluto inviare un messaggio ben definito, bensì diversi inviti, ognuno rivolto al riferimento del testo che lo caratterizza, sperando, in maniera indiretta, che ciò riesca a rievocare immagini ed emozioni, invitando il lettore in quella danza antica e ancestrale dove phonè e psychè si fondono nella dimensione impalpabile della metafora. È uno spazio in cui luce e ombra, visibile e non visibile, detto e non detto, creano uno stato di sospensione generato da metafore talvolta volutamente più complesse, che quasi indirizzano il lettore a fermarsi in una dimensione d’ascolto, in un tempo in cui tutto è accelerato e rischiamo di alienarci rispetto a noi stessi e a ciò che ci circonda. Così come è accaduto a me, attraversando l’esperienza rievocativa di stati dell’essere, luoghi o persone, spero di trasportare l’altro in un altrove possibile, capace di luce, anche attraversando l’abisso. In questo percorso non posso che rendere onore alla mia casa editrice RPlibri, che ha accolto i miei testi in purezza, proseguendo un progetto di bellezza orientato a ritrovare le radici nelle vertigini del profondo. Ho inoltre avuto accanto professionisti come il prof. Wael Farouq, che ha curato la prefazione, e Gabriella Cinti, che si è occupata della postfazione: entrambi hanno saputo cogliere magistralmente il significato profondo della mia opera, traducendolo, nelle rispettive osservazioni, in messaggio comunicativo.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

“Clessidra” stessa, nelle mille storie attraversate tra le viscere di uno stato emotivo o di un luogo, fino ad arrivare a percorrere la “Discesa negli Inferi” nell’antica polarità della grande sciamana e dea originaria Inanna, richiamata nei testi centrali del libro. La figura della grande Dea sumera, divinità che racchiude la propria potenza nell’amore, nella fertilità, nella bellezza e nella guerra — intesa come processo simbolicamente distruttivo e generativo — viene spesso evocata come possibilità di integrazione tra le diverse parti del sé: l’incontro tra la propria parte adulta e quella bambina, che necessita di essere vista e accolta per essere integrata in una dimensione creativa. A tal proposito, per cogliere la dimensione originaria del mio pensiero attraverso il libro e questa figura emblematica, cito un verso del testo Fluire, presente nella raccolta, che racchiude, a mio avviso, il mistero della poesia colto nella personalità di “Clessidra”: «L’anima pulsante rendeva viva l’inerte materia, in mani creativamente avide nella fame dell’essere».

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

Alcuni la definirebbero una bellissima “vetrina”, e lo è senza ombra di dubbio, ma preferisco tornare al mio concetto di “attraversamento”. Credo che questa esperienza rappresenti piuttosto un’occasione preziosa di incontro tra voci diverse, capaci di dialogare e riconoscersi nell’altro. Non a caso, anche il Festival di Sanremo nasce per diffondere la propria voce tra suono e significato. Ciò che rende per me questo momento così significativo è la possibilità di condividerlo con altri artisti e con il grande pubblico, come occasione di nutrimento e arricchimento personale e artistico.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

Certamente, ogni mio testo è stato attraversato nella ricerca di una musicalità fonetica capace di tradurre in metafora quella danza tra significante e significato, tentando di trascendere la parola stessa per giungere semplicemente a pronunciarsi e ad annunciarsi.