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Eleonora Pancaldi – Writers 2026

Autore o autori: Eleonora Pancaldi

Titolo dell’opera: Oltre la sera

Casa editrice: Autopubblicazione

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

Questo libro nasce da quella che definirei un’urgenza creativa. È un progetto che ho custodito a lungo, finché, in un momento particolarmente difficile della mia vita, ho iniziato a scrivere di getto, come se quella storia fosse rimasta in attesa del momento giusto. Ho sempre desiderato scrivere un romanzo, poi diventato una trilogia, e Oltre la sera rappresenta l’ultimo capitolo di un viaggio che è stato non solo dei personaggi, ma anche mio. La storia e i protagonisti sono frutto della mia fantasia, mentre i luoghi appartengono al mio vissuto. A un certo punto è accaduto qualcosa di sorprendente: i personaggi hanno preso vita, guidandomi nelle loro scelte. Scrivere è stato come fare un viaggio insieme, mano nella mano, trovando anche il coraggio di raccontarli.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Che la vita non finisce quando riceviamo un “no”, o quando le cose non vanno secondo i piani, o quando pensiamo di aver sbagliato tutto, perché c’è sempre un altro giorno in cui si può ricominciare ed è forse in quel momento che si aprono nuovi spazi di visione, nuovi orizzonti. Essendo l’ultimo capitolo di una trilogia, c’è una crescita, un’evoluzione della protagonista, Luna, che capisce che la consapevolezza di se stessa nasce dal confronto con i propri limiti. Serve coraggio per autodeterminarsi e serve flessibilità mentale per affrontare qualsiasi tipo di sfida. Bisogna adattarsi senza perdersi. Se dovessi descrivere il messaggio attraverso un’immagine, direi che Luna nel primo libro è legno: solida in apparenza, ma vulnerabile alle crepe, alle pressioni, dove rischia di spezzarsi. Nell’ultimo capitolo, invece, è acqua: mantiene la sua essenza, ma ha imparato a fluire, è pronta ad accettare e accogliere l’avvenire. Ecco, forse il messaggio è proprio questo: non avere paura del cambiamento, possiamo affrontare tutto.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

Molti lettori mi dicono di ritrovare in Luna, la protagonista, diversi aspetti di me, ed è probabilmente vero. È stato inevitabile trasferire qualcosa di personale in un personaggio a cui voglio così bene. La scena che oggi mi rappresenta di più è quella in cui Luna scopre un segreto che suo padre le ha nascosto: un momento di smarrimento che la costringe a rimettere in discussione tutto, per poi rendersi conto di essere più forte di quanto credesse. Luna tende a sottovalutarsi, a non credere abbastanza in sé stessa, e in questo la capisco profondamente. Scrivere di lei è stato come guardarmi allo specchio e, insegnandole a essere più indulgente, ho iniziato a farlo anche con me.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

Se è un sogno non svegliatemi, voglio continuare a godermelo! Un anno fa non lo avrei mai creduto possibile, ma quante cose possono accadere da un momento all’altro?

La vita è piena di possibilità, solo che spesso non sono in grado di vederle, oppure non ho il coraggio per farlo. Essere qui significa realizzare quel desiderio della bambina che vive ancora dentro di me, da qualche parte, che finalmente posso abbracciare e dirle che l’ho fatto per lei, perché non l’ho dimenticata e spero che ora sia felice. Per quella bambina che, a un certo punto, ha visto la sua versione adulta smettere di crederci. Dovevo ascoltare la sua vocina lontana in tanti altri momenti e non l’ho fatto. Forse non ero pronta o forse era più facile non farlo. Alcune volte me ne sono pentita e so che lei c’è rimata male. Ma ha aspettato, paziente. Oggi spero che lei sia fiera di me, perché per me questo momento non riguarda solo il libro che sto presentando, ma un vortice emotivo, personale, molto profondo.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

La musica e la scrittura convivono dentro di me in maniera intrecciata, contaminandosi a vicenda. Quando scrivo, ho sempre una canzone in testa, perché mi chiedo: se quello che sto scrivendo fosse la scena di un film o di una fiction, quale sarebbe la canzone che meglio rappresenterebbe quel momento?

Questo perché, come ogni fase della mia vita è accompagnata da una colonna sonora, così anche i miei capitoli lo sono. Alcuni brani, il loro ritmo, la melodia, le parole, hanno contaminato le mie pagine. Penso che la scrittura e la musica siano parti complementari di un mondo fatto di creatività, libertà, sensazioni, e la cosa bella è che c’è sempre una canzone o un libro in cui rispecchiarsi per sentirsi a casa, sentirsi capiti, accettati, parte di qualcosa di più grande. Io non riuscirei mai a immaginare la mia vita senza musica… e, naturalmente, senza la scrittura. In fondo, anche le parole hanno una loro musicalità. Ci sono molti termini che si possono usare sia parlando di scrittura che di musica: ritmo, tono, accento, battuta… E poi sono un’inguaribile sognatrice, quindi musica e parole hanno la forza e la potenza di trasportarmi altrove, di fermare il tempo, di mettere quel tocco di poesia (che non guasta mai!) alle mie giornate.