Autore o autori: Marco Greco
Titolo dell’opera: Lockwood Tales – Il Nuovo Ordine
Casa editrice: Self-Publishing
L’INTERVISTA
Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?
La mia passione per la scrittura è nata come un bisogno, più che come una scelta. Lockwood Tales è il risultato di un’urgenza personale, di quel desiderio profondo di dare forma a emozioni e mondi interiori che cercavano un linguaggio per esprimersi. Fin da bambino sentivo la necessità di creare universi, di dare voce a personaggi che esistevano solo nella mia mente ma che, in qualche modo, mi chiedevano di essere raccontati. Il fantasy, per me, non è mai stato davvero una fuga dalla realtà, ma un modo per attraversarla: un linguaggio simbolico per parlare di emozioni autentiche, di paura, di amore e di perdita. Nel tempo, questo bisogno è diventato un progetto vero e proprio, fino alla nascita di Lockwood Tales, una saga che fonde l’epica del fantasy classico con la profondità psicologica e il ritmo delle grandi serie contemporanee. Ho voluto unire magia e umanità, luce e oscurità, per raccontare non tanto il “mondo immaginario”, ma l’animo umano quando si trova di fronte a scelte impossibili.
Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?
Il messaggio più profondo che spero arrivi al lettore è che, per quanto ci sforziamo, nessuno di noi è davvero del tutto buono o del tutto malvagio. In ognuno esistono sfumature di grigio che ci rendono umani — o, in certi casi, più umani delle creature stesse che popolano Lockwood Tales. Spesso pensiamo di agire per il bene, ma la verità è che ogni scelta morale si misura non dal potere che abbiamo, né dall’influenza che esercitiamo, bensì da ciò che ci detta il cuore. Come insegna la saga, anche gli eroi possono sbagliare e cadere. Nessuno è immune alla debolezza o al dolore. La vera differenza tra bene e male sta in come ci si rialza dopo essere caduti, nella forza che si trova per cercare la redenzione, e nell’amore che si è disposti a difendere. Alla fine, la domanda che rimane è una sola: fino a che punto saremmo pronti a spingerci per proteggere chi amiamo davvero?
Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?
La frase che più mi rappresenta oggi è: «Il pericolo vero non è il potere, ma l’uso che se ne fa». La sento profondamente mia, perché credo che non sia il potere a definire chi siamo, ma le scelte che compiamo. Accanto a questa, porto nel cuore anche una promessa d’amore che attraversa tutta la saga: «Mi troverai sempre qui, ad aspettarti. Perché potrei anche dimenticare tutto, ma non ciò che il cuore ha imparato ad amare». La scena che sento più vicina è quella in cui l’eroina si trova davanti al male assoluto e rischia di perdere la propria umanità. È un momento di trasformazione, dove paura, amore e redenzione si intrecciano. Quanto ai personaggi, mi riconosco in più di uno: Theo, con il suo bisogno di amare e di essere compreso; Nikolas, diviso tra passato e presente; e Boone, combattuto tra vendetta e protezione. In fondo, ognuno di loro porta con sé una parte di me.
Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
Essere qui, a Casa Sanremo Writers, rappresenta per me molto più di una semplice tappa letteraria: è un riconoscimento del percorso, delle notti trascorse a scrivere, dei dubbi, delle paure e della determinazione che ogni autore conosce bene.
È un’occasione per dare voce non solo alla mia saga, Lockwood Tales, ma anche a tutti i lettori che l’hanno resa viva con le loro emozioni e con il loro affetto.
Condividere Il Nuovo Ordine in un contesto come questo, che unisce musica, arte e letteratura, significa portare la mia storia fuori dalle pagine, verso le persone, e vedere come le parole possano ancora creare connessioni reali.
Sanremo, con la sua energia e la sua storia, è il luogo perfetto per celebrare la forza delle storie che resistono al tempo e alla paura.
Essere parte di questo evento è un onore e una grande responsabilità, ma anche una conferma che, quando si crede davvero in ciò che si scrive, i sogni trovano sempre la loro strada.
La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
Eccome, se la musica dialoga con la mia scrittura! Per me ogni scena, ogni emozione e ogni personaggio hanno un ritmo, una frequenza, una voce musicale propria. Scrivere Lockwood Tales è stato come dirigere una sinfonia di parole: ogni accadimento, ogni sguardo, ogni battito del cuore dei protagonisti risuona nella mia mente come una melodia da tradurre in note. Proprio per questo ho composto una vera e propria soundtrack della saga, creando temi musicali dedicati ai personaggi principali e ai momenti più intensi della storia. Sono brani che nascono dalle stesse emozioni che mi spingono a scrivere — e ascoltarli, mentre rileggo certi passaggi o semplicemente chiudo gli occhi, è come rivivere la scena da dentro, in un modo ancora più profondo. Sto persino lavorando a un capitolo speciale in stile musical, in cui parole e musica si intrecciano in un’unica esperienza narrativa. In fondo, per me, scrittura e musica sono due linguaggi diversi della stessa anima. Non potrei vivere senza una delle due.