Autore: Barbara Fabrizio
Titolo dell’opera: Uomo di mezzo. Eterno check in
Casa editrice: SBS Edizioni
L’INTERVISTA
Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?
Questo romanzo nasce dal desiderio di esplorare un trauma profondo e il difficile viaggio verso l’accettazione. È così che prende forma la figura di Carmen, una donna che, in una sera tempestosa, decide di scappare dagli abusi del marito León. Trova rifugio nel piccolo hotel gestito da Elías, dove alloggia anche Marcos, un misterioso investigatore. Ho scelto una località immaginaria immersa nella Sierra de Gredos, in Spagna, perché le sue vette aspre e il suo isolamento quasi metafisico riflettono perfettamente la solitudine emotiva e la spietatezza del viaggio della protagonista.
Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?
Il messaggio che il romanzo desidera comunicare è che la violenza subìta non ha il diritto di definire il tuo futuro. La storia di Carmen è un percorso estremo che, attraverso la tensione psicologica e l’atmosfera a tratti inquietante dell’hotel, mira a esplorare una verità fondamentale: la battaglia per la salvezza non è solo contro le circostanze esterne, ma contro il senso di colpa e il trauma che ti porti dentro. L’hotel costringe la donna a fermarsi e a confrontarsi con i suoi demoni interiori. Il romanzo offre una prospettiva sul potere di riprendere il controllo del proprio destino, poiché la protagonista dovrà trovare la forza di chiudere i conti col passato per non essere condannata a ripeterlo e a vivere intrappolata dalla paura.
Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?
La scena che più mi rappresenta in questo romanzo è quella in cui la protagonista entra nella stanza d’albergo e decide, contro ogni logica di fuga, di fare un bagno caldo. Per la prima volta Carmen si sente al sicuro e si spoglia del fango e dell’adrenalina. L’acqua calda è il veicolo attraverso cui, finalmente, Carmen riesce ad ascoltare i bisogni primari del proprio corpo, un corpo che per troppo tempo è stato un campo di battaglia. In quel bagno, il lettore percepisce la sua umanità lacerata e, allo stesso tempo, la sua incredibile forza. È un momento di resa ma è anche l’inizio della vera ricerca di sé stessa, che può partire solo quando si smette di correre e ci si concede di sentire.
Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
Casa Sanremo Writers, con la sua grande cassa di risonanza, rappresenta la speranza che questa storia non rimanga solo sulla carta, ma che risuoni nell’animo di chi la leggerà. Spero che la ricerca di pace della mia protagonista, il suo trovare la verità oltre l’apparenza, possa risuonare nel cuore di chiunque stia cercando la propria forma di libertà interiore.
La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
Normalmente, la musica è una mia grande alleata in scrittura, sia come fonte di ispirazione sia come strumento per dare forza ad alcune scene. In questo romanzo, che è una storia di isolamento e di profondo scontro psicologico, ho volutamente messo in sordina la melodia esterna.La vera colonna sonora, qui, è costituita dall’eco della natura e, soprattutto, dalle emozioni dei personaggi che, coi loro sospiri repressi e col ritmo accelerato dei loro battiti cardiaci, scandiscono la suspense. Volevo che il lettore fosse indotto ad ascoltare la musica più forte di tutte: il ritmo segreto e disperato della vita che, malgrado tutto, vuole essere vissuta.