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Lucia Cerullo – Writers 2026

Autrice: Lucia Cerullo

Titolo dell’opera: La Violenza: dalla vendetta privata alla giustizia sociale

Casa editrice: Indilab edizioni

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

Il mio lavoro non nasce da una semplice intuizione, ma da un’urgenza civile e professionale. Quotidianamente, come cittadini e come studiosi, assistiamo alla normalizzazione dell’aggressività. Ho sentito il bisogno di analizzare le radici profonde di questo fenomeno, non per rassegnazione, ma per fornire strumenti critici a chi, oggi, è chiamato a gestire la sicurezza e il benessere della nostra comunità. Questo libro è una ricerca di verità che attraversa la storia e la filosofia per rispondere a una domanda che ci riguarda tutti: come trasformare la violenza in giustizia.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Il messaggio è chiaro e senza ambiguità: la violenza non è un destino ineluttabile, ma una costruzione umana che, come tale, può e deve essere smontata. Voglio che il lettore comprenda che la sicurezza non si ottiene solo con la repressione, ma con la solidità delle nostre istituzioni e la forza della nostra cultura. Dobbiamo avere il coraggio di guardare “l’ iceberg della sofferenza” nella sua interezza, combattendo non solo l’atto brutale, ma anche le strutture ingiuste e i pregiudizi che lo alimentano.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

Mi riconosco profondamente nel concetto di “Giustizia Riparativa”. Rappresenta la sfida più audace: non limitarsi a punire il reo, ma farsi carico della ferita della vittima e dello strappo nella comunità. La scena del dialogo tra chi ha sbagliato e chi ha sofferto, mediata dallo Stato e dalla comunità, è l’immagine di un’Italia che non vuole semplicemente separare, ma che ha l’ambizione di ricucire il proprio tessuto sociale.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

Essere qui significa dare voce alla scienza criminologica in un luogo che celebra la nostra identità culturale. È l’occasione per dimostrare che la saggistica e il pensiero scientifico possono parlare a tutti, con un linguaggio chiaro e fiero, per costruire una consapevolezza diffusa. Sanremo è il cuore della nostra tradizione; portare qui una riflessione sulla giustizia e sulla libertà significa onorare il valore della nostra convivenza civile.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

La musica, come il diritto, è fatta di armonia e di regole. Se la musica eleva lo spirito, la giustizia garantisce che quello spirito possa esprimersi in libertà e sicurezza. Tuttavia, non possiamo ignorare come certi messaggi contemporanei rischino di normalizzare l’aggressività tra i nostri giovani. Il mio libro dialoga con questo contesto, ricordandoci che la libertà non dovrebbe mai avere paura. Una società sana è quella in cui l’arte fiorisce perché i legami umani sono basati sul rispetto, non sulla prevaricazione.