Autore o autori: Alessandra Esposito
Titolo dell’opera: Frammenti di vita – dieci lettere in cerca di un mittente
Casa editrice: SBS Edizioni
L’INTERVISTA
Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?
Frammenti di vita nasce dall’incontro di più dimensioni: l’urgenza personale di dare voce a sentimenti che spesso restano taciuti, l’intuizione creativa che mi ha portato a trasformare frammenti sparsi in lettere compiute e, soprattutto, l’ascolto di storie reali che mi sono state confidate. Non le ho cercate, sono arrivate a me, in punta di piedi, da chi, leggendo il mio primo libro Frammenti di Frastuono, ha deciso di aprirsi e raccontare. Subito ho sentito il bisogno di accogliere e restituire alcune storie attraverso la scrittura, in una forma universale.
Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?
Spero che il lettore senta che non è mai solo. Le lettere contenute nel libro parlano a qualcuno, ma inevitabilmente parlano anche a chi legge. Vorrei che arrivasse la consapevolezza che scrivere è un atto di cura: permette di alleggerirsi, di ritrovarsi, di riconoscersi. Il messaggio è che ognuno di noi ha dentro di sé una voce che merita di uscire, e che ogni parola può essere un ponte verso l’altro e verso se stessi. Non a caso il sottotitolo è rivolto al mittente e non al destinatario delle dieci lettere.
Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?
Oggi mi rappresenta la frase che ritorna spesso come eco nelle lettere: «Scrivere aiuta». È la mia certezza, la mia ancora. Seppur non mie, mi riconosco in ogni lettera, anche se in modo particolare nella lettera a sé stessa, quella dei ricordi, perché è un dialogo continuo con chi siamo stati e con chi stiamo diventando. Guardarsi indietro non significa rimanere fermi, ma riconoscere che ogni frammento del passato ha contribuito a farci essere ciò che siamo, per poi guardare al futuro.
• Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
È un’emozione grande, come lo scorso anno. Significa portare un pezzo di me in un luogo che è crocevia di creatività, di sogni e di linguaggi diversi. Significa poter dare voce alle parole in un contesto dove di solito è la musica a farsi portavoce di emozioni. Essere qui è un privilegio, ma anche una responsabilità: quella di ricordare che la scrittura, come la musica, ha il potere di unire le persone.
La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
Assolutamente sì. La musica per me è stata fonte di ispirazione costante, e non a caso ho scelto di accompagnare il libro con una canzone che ne rappresenta l’essenza. Inoltre, per ogni lettera ho voluto individuare un estratto di una canzone italiana che la introducesse. Le note, come le parole, arrivano dritte al cuore e sanno esprimere ciò che a volte non riusciamo a dire. Scrittura e musica condividono lo stesso linguaggio universale: quello delle emozioni.