Autore o autori: Paola Minussi
Titolo dell’opera: L’ultimo segreto di Via Volpi
Casa editrice: Bertoni Editore
L’INTERVISTA
Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?
Nasce da un’urgenza profonda: quella di raccontare le ombre che spesso restano nascoste dietro le facciate rispettabili. Scrivo perché non riesco a restare indifferente a quello che vedo attorno a me, e la scrittura diventa il mio modo di elaborare, denunciare, trasformare. In questo caso, la storia è venuta a cercarmi con forza, quasi imponendosi, e non mi ha lasciata finché non l’ho consegnata ai lettori.
Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?
Che il male non è mai lontano o astratto, ma spesso si annida proprio nei luoghi insospettabili, tra persone considerate “comuni”, anzi addirittura stimate, che occupano spesso una posizione di rilievo nella società. Abbiamo bisogno di coltivare uno sguardo vigile, critico, coraggioso. “L’ultimo segreto di Via Volpi” è uscito poco prima dello scandalo del gruppo Facebook “Mia moglie”, e io racconto un gioco perverso che è quasi identico: professionisti che si divertono a trasformare le donne in cataloghi e oggetti. Uomini che usano le donne come giocattoli, come pezzi di carne di cui disporre a proprio piacimento, per poi esporle come trofei nelle loro serate tra amici. Scrivere, per me, è anche un atto politico: un’urgenza di cambiare quello che vedo e di dire ad alta voce ciò che molti preferiscono tacere.
Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?
Mi riconosco in Rosa Carvalho, l’ispettrice che conduce l’indagine: metodica, testarda, capace di non arrendersi anche davanti alle verità più scomode e pericolose. Il suo motto, “Senza fretta, ma senza tregua”, è anche il mio: andare avanti, sempre, con costanza e tenacia.
Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
È una grande emozione e un onore. Casa Sanremo Writers è un luogo in cui le arti si incontrano e dialogano, e portare qui il mio libro significa dargli una risonanza nuova, viva, nel cuore di un evento che unisce milioni di persone. È anche un’occasione per restituire alle parole quella dimensione collettiva e condivisa che per me è essenziale.
La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
Sì, da sempre. Sono una fan appassionata del Festival: fin dai tempi del liceo organizzavo serate a casa con amici e colleghi musicisti per ascoltare, commentare e stilare la nostra personale classifica. Nel mio romanzo precedente, L’archivista di Torrechiara, ho dedicato addirittura un passaggio alle canzoni di Sanremo, usandole come una sorta di messaggio cifrato che la protagonista rivolge al suo amore lontano. La musica attraversa la mia scrittura: crea atmosfere, accompagna i personaggi, si intreccia alle parole come una colonna sonora invisibile. Del resto, essendo io stessa musicista — chitarrista classica che ha portato per anni in tournée il proprio repertorio — la musica non può che far parte del mio bagaglio vitale e creativo.