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Samanda Pettinari – Writers 2026

Autrice: Samanda Pettinari

Titolo dell’opera: Cuore Mente Mani – Storie di vita che curano

Casa editrice: Edizioni & 100

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

Ho sempre amato scrivere, ma è all’inizio della pandemia che la scrittura è diventata più intensa e necessaria. Era il mio modo per esternare emozioni e paure, per dare voce a tutto ciò che percepivo e vivevo ogni giorno come donna, madre, figlia e professionista sanitaria.

Nel tempo ho raccolto quei pensieri, li ho riletti più volte, lasciando che sedimentassero. Tenerli chiusi in un cassetto, però, mi dispiaceva. Sentivo il bisogno di non farli restare solo miei. Così è nata l’idea di trasformarli in un libro: il desiderio di lasciare una testimonianza, anche storica, di un periodo complesso e doloroso, soprattutto per noi operatori sanitari.

Non è una storia cercata, ma una storia vissuta. E raccontarla è stato il mio modo per non dimenticare e per dare dignità a ciò che abbiamo attraversato.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Il messaggio che spero arrivi più forte al lettore è che è normale sentirsi fragili. Che anche chi sembra forte, preparato, abituato a reggere il peso degli altri, a volte ha bisogno di fermarsi e di dare spazio alle proprie emozioni. Con questo libro ho cercato di raccontare senza filtri ciò che spesso resta dentro: la paura, la stanchezza, il senso di responsabilità, ma anche l’amore profondo per la vita e per le persone. Vorrei che chi legge si sentisse riconosciuto, accolto, meno solo.

Se anche solo una persona, chiudendo il libro, avrà la sensazione di essere stata capita, allora la scrittura avrà fatto il suo lavoro.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

Le pagine che più mi rappresentano oggi sono quelle scritte tra il 31 dicembre 2020 e il 1° gennaio 2021. Sono parole nate in un tempo sospeso, in cui non ero in grado di tirare le somme né di cercare a tutti i costi un lato positivo. C’era solo la realtà, cruda e vera. In quel passaggio c’è tutto: la fatica, la fragilità, le sedie vuote, la distanza dagli affetti, ma anche la consapevolezza che proprio attraverso quella fragilità ci siamo sentiti vivi. Come ho scritto allora:

“Alla vita.

Alla fragilità che ci ha contraddistinto ma che ci ha fatto sentire vivi.

A chi, inevitabilmente, ha avuto la propria famiglia lontana.

A tutte quelle sedie vuote, che sono rimaste vuote non solo nei giorni di festa, ma in tutti i giorni di questo crudele anno.

E che non potranno mai più essere riempite…

Alla paura. Al coraggio.

Alla fiducia che abbiamo dato e che ci hanno dato.

All’amore che davvero vince su tutto.

Agli occhi di tutti i pazienti che hanno incrociato i miei.

Alle lacrime di chi era sofferente e al suo sorriso dopo la guarigione.

Alle preghiere. Alla speranza.

A tutte le volte che ci siamo sentiti soli ma che soli non lo siamo mai stati.

Ad ogni mascherina strappata dal viso come un’ascia di guerra lasciata cadere dopo una battaglia.

Ai sacrifici che ci hanno fatto chiamare “eroi” ma che in realtà ci hanno reso ancora più “umani”.

Alla rinascita che ci aspettiamo da questo nuovo anno.

Alla libertà che rivorremmo nostra. Alla forza di tutti noi…”

Oggi mi riconosco ancora in quelle parole perché raccontano una verità che sento profondamente mia. Non siamo stati eroi, ma esseri umani che hanno avuto paura, che hanno amato, che hanno resistito. Quelle pagine mi rappresentano perché non celebrano la forza a tutti i costi, ma l’umanità che resta, anche dopo la battaglia.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

Essere qui, a Casa Sanremo Writers, per me ha un significato profondamente intimo. È come portare una voce che nasce nel silenzio in un luogo dove la musica insegna che le emozioni possono diventare linguaggio condiviso. Nel mio libro la musica è già presente: ogni capitolo è accompagnato da un brano che lo rappresenta e ne amplifica l’emozione, come una colonna sonora dell’anima. Portarlo qui significa sentirlo finalmente nel suo spazio naturale, dove parole e musica si incontrano e si riconoscono. Condividere quest’opera è anche un modo per dare voce al mondo del volontariato e della cura, che agisce spesso in silenzio, come una melodia di sottofondo che sostiene senza imporsi. Essere qui oggi significa unire scrittura, musica e ascolto, e dare dignità a storie che, pur non facendo rumore, lasciano un segno profondo.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

Sì, la musica dialoga profondamente con la mia scrittura. Per me scrivere è un po’ come ascoltare: c’è un ritmo, un silenzio, un tempo da rispettare. Le parole, come le note, arrivano quando trovano spazio. Nel mio libro la musica non è un contorno, ma una presenza viva: ogni capitolo è accompagnato da un brano che ne rappresenta l’anima e ne amplifica l’emozione. È un modo per guidare il lettore dentro il clima emotivo di ciò che racconto, lasciando che non siano solo le parole a parlare. Durante la settimana del Festival di Sanremo questo dialogo diventa ancora più naturale. La musica e la scrittura si incontrano nello stesso luogo e fanno la stessa cosa: raccontano emozioni, attraversano fragilità, creano connessioni. E, in fondo, cercano entrambe di prendersi cura.