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Milena Cicatiello – Writers 2026

Autore o autori: Milena Cicatiello

Titolo dell’opera: Napoli ha perso mammà

Casa editrice: Edizioni&100 Group

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

Senza ombra di dubbio nasce da un’intuizione creativa, in quanto l’ispirazione è maturata dopo essermi imbattuta in diverse fonti e documentazioni che trattavano il tema delle mamme coraggio napoletane. Si tratta di quelle madri che, negli anni Ottanta e Novanta, si ritrovarono a fare i conti con le prime cosche camorristiche che occupavano i quartieri più degradati della città, coinvolgendo giovanissimi e inducendoli a cadere nella spirale mortale della tossicodipendenza. Un fenomeno davvero sui generis, che fu d’ispirazione per numerosi movimenti femministi e per altre iniziative di affermazione e tutela dei diritti umani, ma che non aveva mai trovato, prima d’ora, una trattazione unitaria. Il libro nasce quindi dalla volontà di dare al materiale da me rinvenuto, negli anni della mia formazione come giornalista, un assetto organico e coerente.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Che le mamme coraggio rappresentano un’opportunità mancata, non solo per Napoli ma per il mondo intero. Avrebbero potuto assurgere a esempio internazionale di lotta alle mafie. Invece, l’avvento e lo sviluppo incontrollato della globalizzazione hanno prodotto l’effetto opposto, relegandole a una sottocultura tipicamente napoletana e determinandone progressivamente la scomparsa. A ciò hanno contribuito, senza dubbio, una politica assente, l’indifferenza sociale e una forte strumentalizzazione mediatica.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

Tutte quelle mamme napoletane che, viaggiando controcorrente, decidono di non omologarsi allo stereotipo contemporaneo della mamma boss, affermatosi a partire dai fratelli Cutolo e dalla fondazione della NCO. Mi riferisco a quella minoranza di donne che oggi, invece di imbracciare un kalashnikov, si prefigge l’obiettivo – audace – di orientare le nuove generazioni, ispirandosi al modello delle mamme coraggio degli anni Ottanta, verso i valori della legalità e della tutela dei diritti umani. Si tratta certamente di casi isolati e, pertanto, destinati a non fare rumore all’interno del sistema in cui sono inseriti. Eppure, con il loro esempio, riabilitano ogni giorno la città di Napoli nel suo ruolo storico di culla di civiltà, restituendole dignità e bellezza.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

Significa continuare a tenere viva la memoria di tutti coloro che hanno pagato con la vita la lotta per la libertà e la legalità, tra cui il giornalista Giancarlo Siani, al quale è dedicato questo libro.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

Io direi molto più di questo: musica e scrittura non si limitano a dialogare, ma si identificano nella medesima modalità espressiva. Quando ciò accade, la mia anima entra in aperto colloquio con il mondo. Interagendo tra loro, muovono le corde emotive di un’armonia perfetta e simbiotica. Significato oltre le parole, linguaggio oltre le lingue: solo la musica e la scrittura, insieme, possiedono questo straordinario potere di abbattere muri, pregiudizi e confini.