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Mariacarla Panariello – Writers 2026

Autore o autori: Mariacarla Panariello

Titolo dell’opera: La rosa dell’anima

Casa editrice: Effatà Editrice

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

L’idea nasce da un interesse emerso durante le interviste e le presentazioni del mio primo libro, incentrato sulla dicotomia tra i due aspetti di Pompei: la Pompei Antica e la Nuova Pompei, il paganesimo e il cristianesimo, «tra la caducità della vita e l’ineluttabilità della morte». Un’apparente antitesi che, in realtà, storicamente costituisce una sintesi. Partendo da un fiore emblema di entrambe le civiltà, la rosa, si è scelto di approfondirne simboli, significati, progettazione e rappresentazioni iconografiche nelle due culture, mettendole a confronto. Le informazioni scientifiche, gli usi e costumi, le specie e i profumi accompagnano così il lettore alla scoperta dei significati ameni e spirituali, mitici e mistici, in un vero e proprio viaggio nel tempo.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

«In tempi che separano facilmente il sapere dal vivere, queste pagine mostrano una via più alta e più umile: la conoscenza che si traduce in pratiche, l’immagine che si fa invito, la teologia che conserva il profumo delle cose. La rosa, in questo senso, non è evasione ma disciplina dello sguardo; non è consolazione facile, ma promessa di giardino che chiede mani, tempo, dedizione. Per tutto questo, il lettore troverà in La rosa dell’anima non soltanto una presentazione riuscita di temi e luoghi, ma un vero gesto di ospitalità intellettuale e spirituale: per l’equilibrio raro tra rigore e calore, per il coraggio con cui si tengono insieme piani diversi senza forzarli, per la qualità della scrittura che accompagna senza compiacersi, per l’onestà con cui è riconsegnato alle persone il senso dei segni, con la grazia discreta di chi sa che la bellezza è più convincente quando diventa servizio».

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

Ciò che mi rappresenta maggiormente oggi è questo passo tratto dall’introduzione alla ricerca, a cura della storica dell’arte Giuliana Albano, condirettrice della Scuola di Arte e Teologia del PFTIM: «Un valore aggiunto, che qui merita di essere sottolineato, è l’attenzione alle fonti e al linguaggio. L’autrice maneggia documenti, testimonianze e repertori iconografici con rigore filologico, ma restituisce tutto in una prosa limpida, capace di accompagnare senza appesantire. La struttura è trasparente, le connessioni sono motivate, i passaggi sono sorretti da un criterio costante: far dialogare storia dell’arte, teologia e vita spirituale in modo comprensibile, evitando sia l’estetismo che riduce la rosa a puro motivo decorativo, sia il devozionismo che consuma i segni senza abitarli. Ne risulta una proposta utile a pubblici diversi: allo studioso che cerca nessi, alla guida che desidera parole giuste per raccontare, al pellegrino che vuole comprendere ciò che prega, a chiunque voglia tornare a Pompei con occhi nuovi».

• Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine a Casa Sanremo Writers e a tutti coloro che hanno reso possibile la presentazione di La rosa dell’anima in questo contesto, per averne riconosciuto il valore culturale e il contributo alla valorizzazione del territorio e della sua comunità, e per aver permesso di portare la conoscenza dell’opera a un pubblico così vasto.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

La rosa, dai significati storicamente stratificati, con la sua bellezza e il suo profumo, è stata spesso associata alla musica, considerata una forma di espressione artistica capace di toccare l’anima. In molte culture, la rosa è ritenuta il fiore della musica, poiché entrambe condividono una connessione profonda con l’emozione e la creatività. Basti pensare a come, nei tempi antichi, la rosa fosse presente nel transitus bacchico, così come la musica accompagnava questi momenti rituali. Anche nella contemporaneità, molti compositori hanno celebrato la rosa, con i suoi significati simbolici e interiori, trasponendoli in melodia. Considerando la concomitanza della presentazione con il Festival di Sanremo, cito alcuni brani che invitano a riflettere su questo legame: Rose rosse di Massimo Ranieri (1970), Una rosa blu di Michele Zarrillo (1982), Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi (2007).