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Leonardo Tomer – Writers 2026

Autore o autori: Leonardo Tomer

Titolo dell’opera: Le Cronache di Alaster II: RE

Casa editrice: Gruppo Albatros il Filo

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

Ho sempre nutrito una profonda passione per i draghi e per le storie che li riguardano. Nella maggior parte dei libri che ho letto, tuttavia, li ho incontrati soprattutto come antagonisti, come creature da domare o, al massimo, come co-protagonisti. Il mio desiderio, invece, era di poter leggere un’opera in cui fossero loro i veri protagonisti, con una voce e una prospettiva proprie. Da questa esigenza è nata l’idea di scrivere una saga fantasy che li ponesse al centro della narrazione: nel mio libro, infatti, il protagonista principale è un autentico drago, con la sua interiorità, il suo sguardo e la sua storia da raccontare.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Ci sono diversi messaggi che vorrei trasmettere attraverso il mio libro. Uno dei quali è senza dubbio il valore dell’amicizia, intesa come legame capace di superare ostacoli e differenze. Parallelamente, considero la mia opera un viaggio di scoperta interiore: i personaggi, e in particolare il drago protagonista, affrontano sfide che li spingono a confrontarsi con le proprie fragilità, imparando a trasformarle in risorse. Da ciò nasce anche l’accettazione delle diversità, non come semplice tolleranza, ma come consapevolezza della ricchezza che esse portano nella nostra vita.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

Non credo ci sia una singola frase, scena o personaggio che mi rappresenti pienamente, perché in realtà frammenti di me si riflettono in ognuno di loro. Se dovessi sceglierne una particolarmente evocativa, direi il viaggio iniziale in nave tra Alaster e Marcel, quando Alaster insegna la scherma al ragazzo. Quella scena mi appartiene in modo speciale, perché io stesso sono maestro di scherma: vi ho riversato non solo la tecnica, ma anche la passione, la disciplina e i valori che questo insegnamento porta con sé. In quel passaggio c’è molto del mio modo di intendere la crescita personale e il rapporto tra maestro e allievo.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

Essere a Casa Sanremo Writers rappresenta per me un onore e un’emozione profonda. È un’occasione unica per dare voce al mio libro in un contesto prestigioso, che valorizza la cultura e la creatività accanto a uno degli eventi più importanti del panorama italiano. Condividere la mia opera qui significa non solo presentare una storia fantasy, ma anche testimoniare quanto la letteratura possa unire mondi diversi e parlare a pubblici eterogenei. È un momento di confronto, di crescita e di apertura verso nuovi lettori, che spero possano ritrovare nelle mie pagine la stessa passione con cui le ho scritte.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

Assolutamente sì. Credo che la musica e la scrittura abbiano in comune la capacità di suscitare emozioni profonde e di creare mondi immaginari nei quali il pubblico può riconoscersi. Quando scrivo, spesso immagino una sorta di “colonna sonora interiore” che accompagna le scene e ne amplifica il ritmo o l’intensità. La musica, come la narrativa, è un linguaggio universale che unisce, emoziona e ispira: in questo senso, il dialogo tra le due forme artistiche è naturale e arricchente.