Autore o autori: Ilaria-Rita Bianconi
Titolo dell’opera: La storia di Clarissa
Casa editrice: Amazon/Youcanprint
L’INTERVISTA
Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?
Il mio romanzo nasce dalla voglia di raccontare e denunciare un argomento di cui credo che non se ne parli mai abbastanza, cioè il “BULLISMO”, non per “moda” ma perché credo che ci siano dei segnali che nessuno conosce fino in fondo. Nel mio romanzo ci sono ispirazioni tratte da storie vere, qualcosa di mio e alcune parti sono frutto del mio ingegno.
Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?
Il mio messaggio è doppio:
Il primo per i genitori: cercate di avere il maggior dialogo possibile con i vostri figli e osservateli tanto. Loro sono bravi a nascondere la sofferenza ma voi avete la fortuna di essere i loro genitori e di captare i minimi segnali.
Il secondo è per i figli: lo so che alcune volte sembrate non ascoltati, incompresi. Ma questo accade perché la maschera e il guscio intorno a voi diventano più spessi di quello che vi immaginate. Non confidandovi create distanza e vi precludete quella minima possibilità di risolvere in modo facile un problema. Spesso capisco che è difficile parlare con la famiglia ed è per questo che entra in gioco la scuola, gli oratori e gli uffici predisposti all’ascolto. Ci sono in tutte le città, che siano grandi, piccole o paesini isolati dal mondo. Ci sarebbe pure internet fra i vari strumenti che potreste usare ma con cautela. Spesso le insidie si nascondono pure dietro uno “schermo”. Dunque il mio messaggio è: PARLATE, PARLATE, PARLATE, non abbiate paura di essere giudicati. Tutti possono criticare, è vero, ma molti possono pure dare ottimi consigli.
Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?
Nel mio piccolo credo di essere un po’ in tutti i personaggi, ma in alcuni casi più Clarissa. Le scene che mi rappresentano sono varie, ma preferisco non svelarle. C’è però una cosa che non mi rappresenta all’interno del mio scritto… La mia famiglia è molto unita al contrario di quella di uno dei personaggi e l’autolesionismo. Non voglio svelare altro…
Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
Una rivincita personale… Una soddisfazione per tutti gli sforzi e l’impegno che ho messo seppur non abbia mai avuto fiducia in me stessa…
La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
Assolutamente sì! Nel mio caso la musica è una grandissima fonte d’ispirazione. Che sia per le mie poesie/pensieri o che sia per i miei racconti o per il mio romanzo. In macchina tendo sempre ad ascoltare moltissima radio. In particolare una stazione. Ammetto pure che uno dei miei sogni sarebbe far diventare un mio piccolo testo una canzone…