Vai al contenuto
Home » Giusi Russo – Writers 2026

Giusi Russo – Writers 2026

Autore o autori: Giusi Russo

Titolo dell’opera: Come un taglio nel vetro

Casa editrice: Romanzo Inedito

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

Rintracciare la genesi di un romanzo è sempre difficile: molteplici sono le suggestioni che concorrono a dare corpo e sostanza a un progetto letterario. Sicuramente, al fondo di questa mia narrazione vi è un’urgenza comunicativa, il bisogno di raccontare una vicenda intima, quella di due umanità destinate a perdersi, a non riconoscersi. La storia di una sorellanza assai particolare, intorno alla quale gracida un mondo trafitto dal degrado e dalla povertà.

• Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Come un taglio nel vetro è un romanzo di formazione e memoria, doloroso e luminoso, che attraversa gli anni Settanta in una Sicilia marginale, selvaggia e mitica, dove l’amore si fa ferita e l’essere se stessi diventa un intimo campo di battaglia. Nella degradata periferia di Borgo Venturi, tra una cava che esplode e case che resistono al tremore, si incontrano, a un tratto, le esistenze di Anna e Lucia. Il dipanarsi delle vicende è un affondo, a tratti impietoso, nelle contraddizioni dell’animo umano, così incline a costruire Bellezza, così facile a perdersi, ad annaspare nelle maglie della fragilità. È una storia profondamente umana, che non assolve né condanna, che parla di amore, di amicizia, della potenza di certi legami, ancorché graffiati da indicibili sensi di colpa. Una storia per chi è pronto a confessarsi, a riconoscere che anche nel conflitto più violento non c’è controparte che non sia specchio dell’altra. È questa, oggi, a mio credere, la radice di ogni male: non riuscire mai a dire «io sono fragile».

• Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

«Che strana cosa il passato. Formicola sempre di un seme che non sappiamo ghermire. Il passato ha le sue maree, il suo andare misterioso. Il suo tornare cauto, prudente, come se non volesse mai lasciar scoprire il suo segreto. Di questo deve trattarsi. Di un segreto talmente segreto da rivelarsi oscuro anche a noi, che ne siamo spaesato frammento».

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

Sono grata per questa opportunità. Sanremo è, nell’immaginario collettivo, il luogo in cui ogni sogno sembra potersi trasformare in realtà. Ma, al di là dell’aspetto puramente emotivo, rimane un dato incontrovertibile: Sanremo è una splendida vetrina, un’occasione preziosa per chi desidera che il proprio lavoro sia ancora più visibile e, perché no, apprezzato.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

Assolutamente sì. Ho esordito nella poesia e la scrittura poetica, come si sa, si fonda sul ritmo, sulla musicalità del verso. Oggi scrivo romanzi, ma il ritmo poetico, come un filo nascosto e prezioso, è leggibile in ogni mia pagina. Al fondo di una buona scrittura vi è una metrica: solo così chi legge può sentire che ogni singolo fonema si inanella perfettamente con il successivo e con ogni altro elemento della frase. Credo, inoltre, che sia il vuoto fra le parole il nucleo pulsante della scrittura: la pausa, il fronteggiare la pagina senza saturarla del tutto, in una danza tra suono e silenzio che è, infine, musica.