Autore o autori: Giuseppe Tecce
Titolo dell’opera: L’inaffondabile
Casa editrice: Graus Edizioni
L’INTERVISTA
Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una story che ha cercato?
Il mio libro si ispira a una storia realmente accaduta: l’affondamento del Bayesian, lo yacht naufragato a largo di Porticello, nei pressi di Palermo, il 19 agosto 2024. Un evento che ha avuto una forte risonanza mediatica e nel quale, purtroppo, hanno perso la vita sette persone. La dinamica dell’affondamento, le circostanze poco chiare e l’alone di mistero che ha avvolto fin da subito questa tragedia, uniti alla notorietà dei facoltosi protagonisti a bordo dello yacht, hanno reso il caso simile a una spy story d’altri tempi, seppur segnata da risvolti drammatici. Da qui è nata spontaneamente l’idea di raccontare quella vicenda in forma romanzata, accentuandone il mistero e provando a restituirne una lettura narrativa più profonda.
Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?
Io e il coautore del libro, Attilio D’Arielli, abbiamo cercato di restituire dignità alle vittime del disastro, mostrandone l’aspetto umano e raccontandole come persone, prima ancora che come imprenditori o professionisti di spicco nei rispettivi settori. Credo, infatti, che ciò che colpisce e coinvolge maggiormente il pubblico sia proprio la dimensione umana. Ogni individuo è, prima di tutto, una persona e, come tale, merita rispetto, attenzione e memoria.
Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?
Il personaggio a cui sono più legato è Heaven, ispirato alla figura reale di Hannah Lynch, la giovane figlia del magnate proprietario del grande veliero affondato. Hannah, che purtroppo ha perso la vita nell’incidente, mi ha colpito per la sua giovanissima età e per la compostezza che traspariva dalle immagini diffuse quando era ancora in vita. Aveva tutta la vita davanti: cresciuta in una famiglia agiata, tra le più potenti d’Inghilterra, non avrebbe mai potuto immaginare un destino così tragico. La sua storia rappresenta, più di ogni altra, l’ingiustizia e la fragilità che attraversano questa vicenda.
Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
Essere a Casa Sanremo Writers significa portare la mia storia in un luogo che, per una settimana, diventa una vera e propria piazza d’Italia: un crocevia di voci, emozioni e talenti. Presentare L’inaffondabile qui, dove la musica muove cuori e ricordi, è un modo per restituire alla parola scritta la sua dimensione più autentica: quella dell’incontro. Nel fermento del Festival, il libro trova spazio per respirare, dialogare e farsi ascoltare anche da chi magari non cercava quella storia e invece la incontra per caso. È un privilegio e, allo stesso tempo, un invito a credere ancora nel potere dei racconti per raggiungere il grande pubblico.
La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
La musica e la scrittura, per me, sono linguaggi profondamente affini. La musica lavora sulle emozioni in tempo reale, mentre la scrittura le distilla e le fissa nel tempo. Sanremo, con la sua ritualità popolare e il suo immaginario collettivo, crea un ponte naturale tra questi due mondi: mentre la musica attraversa l’Italia, la parola scritta prova a restare, a sedimentare. Provengo io stesso dal mondo della musica: da ragazzo ho studiato pianoforte e chitarra e ho suonato in diversi gruppi. Per questo la musica entra spesso nei miei libri, sottolineando momenti chiave o creando l’atmosfera emotiva giusta. Anche in L’inaffondabile sono presenti riferimenti musicali precisi, che diventano parte integrante del racconto e del mio modo di scrivere.