Autore o autori: Giacomo Bernardi
Titolo dell’opera: Penso che un sogno così
Casa editrice: Edizioni Clandestine – Santelli Editore
L’INTERVISTA
Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?
Il mio libro nasce dal desiderio di approfondire le personalità dei grandi miti della musica italiana, che rappresentano da sempre per me una fonte inesauribile di studio, ricerca e passione. Ho voluto raccontare questi artisti non soltanto attraverso il loro valore artistico, ma soprattutto nella loro dimensione più umana. Uno sguardo attento ai sentimenti, alle emozioni, alle paure ed alle persone dietro alle colonne sonore immortali che hanno accompagnato intere generazioni, per offrire ai giovani e a tutti gli appassionati di musica uno sguardo autentico, intimo e vero su chi ha saputo trasformare la propria vita in arte.
Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?
Ecco il messaggio che spero arrivi forte: dietro ai compositori inarrivabili, cantautori, voci raffinate e senza tempo che tutti conosciamo ci sono fragilità, dubbi, leggerezze, entusiasmi e paure che appartengono a ciascuno di noi. Ho voluto avvicinare il lettore a quel territorio in cui la grandezza artistica nasce da elementi semplici e profondamente umani: una ferita che diventa parola, un brivido che si fa melodia, un silenzio che apre lo spazio alla verità. Toccare con mano quelle paure e quelle emozioni significa riconoscere che le canzoni che amiamo non sono statue intoccabili, ma traiettorie di vita: tentativi, cadute, stupore, disciplina e coraggio. La musica è un linguaggio universale non perché “piace a tutti”, ma perché sa tradurre l’esperienza comune – l’amore, la perdita, la ricerca di senso – in forme che ci parlano al di là delle epoche e delle biografie. Partendo dallo sguardo ravvicinato sulle persone dietro le opere, ho cercato di mostrare come la poesia di quelle canzoni ci riguardi intimamente: parole e note che rispecchiano le nostre domande e le nostre attese. Gli artisti protagonisti del mio testo diventano così compagni di viaggio: figure capaci di indicare una strada, proprio perché hanno attraversato le stesse tempeste che attraversiamo noi. E magari, grazie a tutto questo, potremmo sentirci perfino meno soli.
Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?
Un personaggio che spero tramite il mio testo possa essere ancor di più conosciuto, approfondito e studiato dalle nuove generazioni è Fabrizio De André, inarrivabile per prosa e carisma. In lui e nei suoi versi riconosco quella ricerca ostinata, ma sempre rispettosa, della libertà. Una libertà che non è mai fuga, ma responsabilità; non un privilegio, ma un dovere verso sé stessi e verso gli altri. De André ha saputo guardare e accettare l’uomo in tutte le sue sfumature, anche le più scomode, riconoscendo dignità nei gesti più umili, negli errori, nei margini. Ha dato voce ai deboli, ai ladri, ai vagabondi, restituendo loro un’umanità che la morale comune tende a negare. La sua idea di libertà non è quella dell’individuo che si sottrae alle regole, ma dell’uomo che cerca con tenacia un senso dentro il proprio tempo, che non smette di interrogarsi, di mettersi in discussione, di scegliere da che parte stare. Oggi più che mai, in una società complessa e spesso confusa, credo che la vera libertà consista proprio in questo: nel non rinunciare al pensiero critico, nel difendere la propria autenticità anche quando è scomoda, nel restare fedeli alla propria coscienza.
Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
Presentare il mio libro a Casa Sanremo Writers è un grande privilegio. Ci troviamo in una città che rappresenta la storia della musica italiana, un luogo che diffonde nel mondo la nostra identità culturale. Sanremo non è solo un nome, ma un simbolo: qui si sono intrecciate storie bellissime, talvolta drammatiche, episodi e dinamiche che hanno contribuito a definire la cultura pop di un’intera nazione e a promuoverla con forza ben oltre i nostri confini. Essere qui nella settimana del Festival, in questo contesto così carico di memoria e significato, per condividere un libro che parla proprio dei simboli della musica italiana, è per me un’emozione profonda e motivo di grande orgoglio. Un ingresso potente in quel flusso di racconti, melodie e vite che hanno costruito l’immaginario di generazioni.
La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
La musica non solo dialoga con la mia scrittura, ne è da sempre fonte d’ispirazione inesauribile. È presente tra le parole di un libro, in una pausa o in un silenzio. Proprio come nella vita. La musica è rifugio e conforto, ma anche stimolo e spinta nella quotidianità, un’energia che aiuta a guardare avanti ed a ritrovarsi, sempre. Non dialoga soltanto con ciò che scrivo, ma dialoga con me, ogni giorno. È l’arte che più di ogni altra sa accompagnarmi nelle sfide quotidiane e perfino nelle battaglie interiori.
Un linguaggio universalmente comprensibile, ma soggettivamente interpretabile. Cosa c’è di più bello?