Autrice: Elisa De Leo
Titolo dell’opera: NON CHIAMATEMI FIRST LADY – Sfumature e sfaccettature di una vita accanto ad un politico
L’INTERVISTA
Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?
Il libro è nato da un’esigenza profondamente personale. Nel 2024 ho attraversato un periodo complesso, sia sul piano personale che professionale, la scrittura è diventata un’ancora. All’inizio è stata quasi una necessità, un modo per rimettere ordine e ritrovare me stessa. Con il tempo, però, si è trasformato in un vero progetto creativo, anche la scrittura stessa ha avuto la sua evoluzione. Mi sono resa conto che la storia ce l’avevo già tra le mani. È stato un viaggio che mi ha entusiasmata, mi ha resa più forte e mi ha restituito soddisfazione. Oggi spero di riuscire a trasmettere lo stesso entusiasmo a chi leggerà il mio libro, condividendo questa nuova passione che per me è diventata una ripartenza positiva.
Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?
Durante la scrittura sono emersi tanti temi, ma quello che mi sta davvero a cuore era raccontare l’autenticità e una vita felicemente imperfetta: in un mondo che corre e che sui social sembra sempre impeccabile, io avevo voglia di eliminare i “filtri”. Nel libro provo anche a ridurre, nel mio piccolo, le distanze tra i cittadini e la politica, portando alla luce ciò che di solito resta dietro le quinte: le retrovie, gli aneddoti divertenti, i sacrifici, l’esposizione pubblica… insomma, tutto quello che non viene scritto in comunicati stampa e che non appare in foto ufficiali. Infine c’è il tema sull’evoluzione della donna: tra maternità, ormoni che decidono l’umore prima di noi e il desiderio di essere donna in tutte le sue sfumature. Il tutto in chiave ironica e frizzante.
Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?
Questo libro mi rappresenta molto: chi lo leggerà, probabilmente, mi vedrà muoversi nei contesti che racconto, quasi come se fossi lì. E’ il ritratto della me degli ultimi dieci anni, con tutto quello che hanno significato. Ma non è un punto di arrivo. Se c’è una cosa che ho capito è che non evolversi significa restare indietro, e io non ho nessuna intenzione di farlo. In particolare, il capitolo dedicato alle campagne elettorali, raccontato dal mio punto di vista, sono io. Sono fatta così, dinamica, organizzativa, presente. e una donna a tutto tondo, senza dover scegliere un ruolo. Questo libro è una tappa importante, ma lo sguardo resta avanti. E’ lì che passa il mio futuro.
Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
È chiaramente un’emozione grande, davvero. Abito qui vicino, a Ventimiglia, quindi Sanremo per me non è solo palco, ma un luogo familiare. Nel libro racconto anche il Festival e la prima volta da spettatrice, con lo stupore e l’entusiasmo di chi lo vive dall’esterno. Essere qui oggi è un valore aggiunto che arricchisce ulteriormente il mio bagaglio personale e professionale. È un’esperienza tutta italiana che nel tempo si è evoluta, aprendosi e linguaggi e settori diversi. Farne parte, in questo momento, è qualcosa di magico che mi regala opportunità e vissuto.
La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
Assolutamente sì. In molti capitoli ho scritto ascoltando la musica che rappresentava esattamente quel momento. La musica riesce a mettere d’accordo anime e pensieri, anche quando dentro c’è un bel caos. Ho fatto una cosa: all’interno del libro c’è una playlist scaricabile, che accompagna le emozioni dei vari momenti di vita raccontati. La risposta è una sola: Sì!