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Daniele Giuliano – Writers 2026

Autore: Daniele Giuliano

Titolo dell’opera: Lo specchio delle mie radici

Casa editrice: Self Publishing

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

Il mio libro nasce da un’urgenza personale, qualche mese dopo la perdita di mia madre. È nato nel momento in cui ho capito che continuare a fuggire dal passato mi stava impedendo di vivere davvero il presente. Scrivere è stato un atto di verità e di riconciliazione: con la mia storia, con le mie radici e con le ferite che per anni avevo cercato di ignorare. Non ho cercato una storia, ho ascoltato la mia e attraverso la mia storia ho percepito successivamente che in realtà era la storia di molti.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Guardare dentro fa paura perché significa smettere di distrarsi e avere il coraggio di incontrare le proprie fragilità, le mancanze, le ferite che ci hanno formato. È un passaggio scomodo, spesso evitato, ma è anche l’unico che permette di tornare davvero a casa, dentro se stessi. Le radici, anche quando sono dolorose, non sono una condanna: sono il punto da cui tutto ha avuto origine e, proprio per questo, possono diventare una risorsa. Comprenderle non significa giustificare ciò che è stato, ma riconoscerlo per non esserne più prigionieri. Dal dolore può nascere consapevolezza quando smettiamo di combatterlo e iniziamo ad ascoltarlo. È lì che il dolore si trasforma in insegnamento, in possibilità di scelta, in libertà interiore. La consapevolezza non cancella il passato, ma ci restituisce il potere sul presente. Nessuno è rotto per sempre: siamo tutti esseri umani in cammino, imperfetti, in continua trasformazione. Il mio libro vuole essere questo: un invito gentile a non arrendersi alla propria storia, ma a riconoscerla come parte di un percorso di crescita e di ritorno a sé.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

Mi rappresenta il momento in cui, per la prima volta, smetto di difendermi e permetto a me stesso di essere figlio. Nel libro è il passaggio in cui riconosco l’amore di mia madre anche attraverso le sue fragilità, senza più pretendere che fosse diversa da ciò che poteva essere. Accogliere il suo amore, così com’era, ha significato smettere di sentirmi solo e incompleto. È lì che ho capito che non sempre guarire vuol dire cambiare il passato, ma riconoscere l’amore che c’è stato, anche quando non è arrivato nel modo in cui avremmo voluto. Quel momento segna per me l’inizio di una nuova maturità emotiva: quando ho smesso di chiedere e ho iniziato ad accogliere.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

È un onore profondo, ma anche una responsabilità che sento nel cuore. Casa Sanremo Writers è un luogo in cui le storie si incontrano e si riconoscono, portare qui il mio libro significa dare voce a un percorso interiore che per molto tempo è rimasto in silenzio. Da questo libro è nato anche il progetto Radici che curano, uno spazio di ascolto e condivisione dedicato a chi sente il bisogno di riconciliarsi con il proprio passato per vivere con più presenza il presente. Qui sento forte anche la presenza di mia madre. Credo che finché la nomino, finché parlo di lei con amore e verità, lei continui a vivere. Questo libro e il cammino che ne è nato, sono anche un modo per tenerla con me, per trasformare il dolore in legame e il ricordo in presenza. Sono certo che sarebbe orgogliosa di sapere che oggi sono qui e che in qualche modo, anche se invisibile, siamo qui insieme.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

Sì, profondamente. La musica ha la capacità di arrivare dove le parole si fermano. La mia scrittura nasce dallo stesso bisogno: dare voce a ciò che non sempre riusciamo a dire. Come una canzone, anche un libro può diventare uno specchio emotivo in cui riconoscersi, anche solo per un istante. La musica ha sempre parlato al mio cuore prima ancora che io sapessi ascoltarla. Nei momenti di dolore più profondo mi ha tenuto per mano, nei momenti di gioia mi ha fatto volare. Ricordo che da bambino riscrivevo i testi delle canzoni, modellando le emozioni su basi già esistenti, come se ogni parola potesse raccontare chi ero. Oggi, ogni libro che scrivo è una canzone segreta: uno specchio in cui chi legge può riconoscersi, anche solo per un attimo, e sentire che non è mai solo.