Autore o autori: Chiara Domeniconi
Titolo dell’opera: Il contratto – La danza del potere Casa editrice: SBS Edizioni
L’INTERVISTA
Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?
I miei libri, le mie storie, non sono mai cercate e credo che questa sia la prima regola di una “vera” scrittura, di uno scrittore “naturale”. I miei libri nascono quindi soprattutto dalle prime due motivazioni: urgenza personale e intuizione creativa. Le mie storie nascono ed esplodono dapprima nello stomaco, in un neurone, in un’immagine visiva colta nella quotidianità o nella memoria. Solo in un secondo momento arrivano l’editing e tutto il resto, che fa parte di quel bagaglio di cultura, disciplina e lavoro personale necessario a dare forma alla scrittura.
Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?
Di non fermarsi alle apparenze e di non intestardirsi su un unico punto di vista. Spesso non occorre cambiare luogo, compagnia o pensiero, ma semplicemente prospettiva. È quindi, molte volte, meno faticoso di quanto ci si aspetti o di quanto ci si era immaginati. La scelta, dunque, non consiste sempre in un cambio di materia o di contenuto, ma di sguardo e di giudizio, anche nei confronti del nostro stesso pensiero e delle nostre idee.
Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?
No, non può esserci una sola frase, una scena o un personaggio che mi rappresenti. Altrimenti non potrei essere una scrittrice, né una persona in crescita e in evoluzione. Sono alla continua scoperta di cose nuove, di mondi da studiare, comprendere, cercare di capire. Solo l’insieme del mio lavoro, insieme a ciò che verrà — ciò che è in fermento nella mia mente, nella mia anima e nel mio stomaco — può rappresentarmi. Così come ciò che ancora non so, ma che potrà accadere e accadermi, a me e alla mia scrittura.
Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
Significa crescere, condividere, progredire e divertirmi. È una grande fortuna che comporta fatica, disciplina e anche svago. Significa mettere a frutto il lavoro svolto, capire se è stato fatto bene, comprendere dove si è sbagliato e come migliorare. Significa crescere nei rapporti umani, lavorativi e di amicizia. In definitiva, il “viaggio” — mentale e fisico — inteso a trecentosessanta gradi, resta la più grande leva evolutiva per l’uomo e per l’umanità.
La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
Assolutamente sì. Mi ispiro spesso alla musica, che diventa fonte per la mia poesia e le mie storie. Vedo note dentro le parole, così come vedo colori. Le arti, tutte le arti: scultura, pittura, poesia… Esse sono imprescindibilmente unite tra loro.