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Antonella Maria Schirru – Writers 2026

Autore o autori: Antonella Maria Schirru

Titolo dell’opera: Io e il mio corpo. Gioia e Costanza

Casa editrice: Edizioni Effetto

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da

una storia che ha cercato?

Il libro nasce da una storia che “mi ha cercato”. Molti anni fa, mentre mi occupavo di traduzioni scientifiche, ho incontrato una dottoressa che si occupava di Vulvodinia. Sono rimasta profondamente colpita da questa patologia, allora quasi del tutto sconosciuta. Ho intervistato le sue pazienti con l’idea di realizzare un testo scientifico, ma per molto tempo non ho trovato un editore disposto a pubblicarlo. L’incontro con il mio attuale editore ha cambiato tutto. Ho deciso di trasformare quelle testimonianze in un romanzo-verità, accessibile a tutti e non solo agli addetti ai lavori. A giudicare dai risultati, è stata una scelta vincente.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

I messaggi sono due. Innanzitutto, desidero che il maggior numero possibile di persone venga a conoscenza della Vulvodinia, una patologia tuttora semisconosciuta. Troppe donne convivono in silenzio con questa condizione: la loro vita viene stravolta, non esiste una tutela adeguata, i costi delle cure ricadono interamente su di loro e spesso si perdono lavoro, relazioni sociali e affettive. In secondo luogo, vorrei che le donne colpite leggessero questo libro per sapere che esiste un protocollo di cura e che si può tornare a stare meglio, fino a riconquistare una vita piena e dignitosa. Possono tornare a essere donne, in tutti i sensi.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

Il personaggio che più mi rappresenta oggi è Costanza: la sua voglia di lottare, il suo non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, la sua capacità di trovare soluzioni anche quando tutto sembra remare contro è indubbiamente il mio modo di approcciare la vita, una modalità che sicuramente è parte della mia indole, ma si è raffinata grazie ai tanti incontri e attraverso le interviste con donne eccezionali che hanno affrontato e affrontano ogni giorno la vita con la Vulvodinia. Da loro ho imparato che la forza interiore, la fede nelle proprie capacità e la determinazione sono indispensabili per superare qualsiasi situazione ci presenti il destino. C’è poi una scena che sento particolarmente mia: il racconto della nonna della protagonista ambientato durante la Seconda guerra mondiale. È la materializzazione dell’importanza di quei legami familiari che, pur non essendoci più, continuano a vivere attraverso i ricordi.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

È un’occasione d’oro, un’opportunità importantissima per veicolare il messaggio di questo mio romanzo: la Vulvodinia esiste, è una patologia verificata da molti medici, occorre dirlo con voce forte! E si può fare tanto per aiutare le donne che ne soffrono. Io spero che questa sia una sorta di vetrina che possa moltiplicare e dare risonanza al mio appello per farlo arrivare fino alle persone che possono davvero fare la differenza: inserendo, per esempio, la patologia nei L.E.A. (livelli essenziali di assistenza), dando così modo a tutte le donne che ne sono colpite di accedere a diagnosi precoci, cure e terapie.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

Assolutamente sì. Quando scrivo, la musica accompagna spesso la mia penna sul foglio: scrivo ancora molto a mano e, a seconda di ciò che sto raccontando, le note di un compositore o le parole di un cantante riempiono la stanza in cui lavoro. Nessun genere è escluso; anzi, la scrittura mi ha avvicinato a musiche che in gioventù non sentivo nelle mie corde. Tra musica e scrittura esiste un dialogo costante, profondo e indissolubile: l’una ha bisogno dell’altra.