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Antonella Aversente – Writers 2026

Autore o autori: Antonella Aversente

Titolo dell’opera: Revence

Casa editrice: Youcanprint

L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?

Il mio libro non nasce da una storia che ho cercato, ma da un’urgenza interiore che porto con me da molto tempo. Revence è nato da un sogno ricorrente, malinconico, che per diversi mesi mi ha accompagnata e che all’inizio sembrava destinato a svanire al risveglio. Col tempo, però, quelle immagini hanno preso forma e si sono fatte sempre più nitide, chiedendomi di essere raccontate. Non è stata una scelta razionale, ma un’intuizione creativa che affondava le radici in emozioni personali, ricordi, esperienze vissute. Scrivere Revence è stato un atto necessario: il bisogno di dare voce a ciò che mi abitava dentro, trasformandolo in una storia capace di parlare anche a chi legge.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore, attraverso la sua opera?

Il messaggio che spero arrivi con più forza è che l’amore vero non conosce confini, nemmeno quelli che sembrano insuperabili come la morte. Nel romanzo c’è dolore, ci sono ferite e perdite, ma c’è anche la consapevolezza che il passato può segnarci senza per questo imprigionarci per sempre. Vorrei che il lettore percepisse che anche nei momenti più bui esiste sempre una possibilità di rinascita, una luce capace di guidarci oltre le ombre.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più la rappresenta oggi?

Oggi mi sento molto vicina ad Alice, al suo percorso interiore. È un personaggio che porta dentro di sé la fragilità del dolore ma anche la forza della speranza, e credo che questo equilibrio rispecchi molto il mio modo di affrontare la vita. Se penso a una scena, sceglierei una di quelle in cui, nonostante le ombre e le paure, emerge la possibilità di credere ancora nell’amore e nella rinascita: è lì che riconosco me stessa, nella capacità di non arrendersi e di continuare a cercare la luce anche nei momenti più oscuri.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?

Essere qui, a Casa Sanremo Writers, è per me un’emozione fortissima e un onore. Significa dare voce a un sogno che ho custodito a lungo e che oggi trova spazio in un contesto importante, circondato da persone che condividono la stessa passione per la scrittura. È un’occasione di confronto e di crescita, ma anche un momento di gratitudine: verso chi mi legge, verso chi ha creduto in me e verso la storia che ho avuto il coraggio di raccontare. Portare Revence qui significa renderlo vivo, farlo incontrare con altre anime e permettergli di continuare il suo viaggio oltre me.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?

Assolutamente sì. Per me musica e scrittura sono due linguaggi diversi ma profondamente connessi: entrambi nascono dalle emozioni e hanno il potere di arrivare dritti al cuore. Quando scrivevo Revence, la musica mi accompagnava e diventava la colonna sonora segreta delle parole, capace di dare ritmo alle scene e intensità ai sentimenti. La sua vera colonna sonora è stata “Angel by the Wings” di Sia, una canzone che mi ha dato forza, che ha risuonato dentro di me e che ancora oggi sento legata indissolubilmente alla mia storia. Essere a Casa Sanremo, durante la settimana del Festival, significa proprio questo: far dialogare le note con le parole, come se Revence potesse intrecciarsi a una melodia più grande.