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Nicola Esposito – Writers 2026

Autore:
Nicola Esposito

Titolo dell’opera: 
TEMPI DURI – Storia di guerra tra speranza e
realtà

Casa editrice: Casa Sanremo
Edizioni


L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da un’intuizione
creativa o da una storia che ha cercato? Il libro nasce da una emozione
generazionale sollecitata dagli eventi tragici e dalle scene di morte che
coinvolgono le persone, sia singoli che popoli. La storia si affaccia sulle
pagine del libro per ricordare che i fatti, purtroppo, si ripetono sempre e
che sta a noi contribuire affinché non ci siano le violenze e le tragedie. È
bastata una foto di guerra dell’ultimo conflitto mondiale e la vicenda di un
militare deportato ed internato in Germania a fare scattare il bisogno di
raccontare e di diffondere come monito.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più forte al lettore,
attraverso la sua opera? Coinvolgimento. Questo è lo stimolo che il libro
deve avere come opera di partecipazione. Le persone hanno bisogno di vedere,
di assistere, di conoscere i fatti e non di ricevere le informazioni spesso
distorte che sono lontane dalla realtà, molte volte cruda, ma necessaria. La
gente ha dimenticato e non sente più necessarie alcune categorie affettive
come l’amore di famiglia, la dedizione, il sacrificio, la bontà, il rispetto.
Nel libro sono presenti questi elementi di memoria e di rimpianti per ciò di
positivo che doveva produrre la tragedia e che in effetti non è stato,
soprattutto per le illusioni generate e per i risultati
prodotti.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo libro che più
la rappresenta oggi? Un uomo qualunque! Spesso si deturpa il concetto della
persona tendendo sempre alla idealizzazione dei personaggi, affinché ci sia
la convinzione che solo chi si presenta come eroe può e deve essere
omaggiato. Qualsiasi uomo è un eroe per le azioni che compie, per le scelte
quotidiane, per i sacrifici, per l’amore. Ognuno di noi deve sentirsi eroe,
in questa società liquida nella quale vale solo ciò che gli altri decidono
sia giusto. La partecipazione alla vita è forma di eroismo. Pasquale è eroe
perché, in quel mondo osceno di internamento e di morte, non perde la sua
umanità, accetta la mano tesa di aiuto. Con questa convinzione credo che il
libro possa diventare occasione di riflessione per coloro che avranno piacere
di leggere perché sarà un viaggio sulle strade della storia, anche quelle più
nascoste e impervie, ma necessarie per riportare alla ribalta il concetto
della guerra come sciagura e della violenza come tragedia: bisogna essere
capace di comprendere e credere per potere lottare contro i soprusi e la
malversazione di qualunque natura. La storia di un ragazzino percorre
sommariamente alcuni tratti di vicende ignote a tanti ma che serve a dare una
visione più reale alla drammatica epoca della morte generazionale.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo Writers, e
condividere il suo libro in questo contesto? Avere la possibilità di fare
conoscere e di divulgare su un palcoscenico così importante una storia che da
personale diventa collettiva e apre la porta di accesso per la visione e la
condivisione da parte di una molteplicità di categorie sociali.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante la settimana
del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura? Spesso la
musica è lo stimolo alla scrittura perché apre il cuore e riesce a
sollecitare la mente consentendo la nascita del pensiero sull’onda delle
emozioni che si trasformano in sentimento per dare origine alle storie, di
ricordo, di speranza, di verifica, di partecipazione. Musica e poesia, musica
e prosa: ritmo e pensiero, leggerezza e soavità.