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Carmine Pelosi – Writers 2026

Autore
o autori:
Carmine Pelosi

Titolo dell’opera: Il destino di uno
scrittore a Parco dei Principi

Casa editrice: Casa Sanremo
Edizioni


L’INTERVISTA

Il suo libro nasce da un’urgenza personale, da
un’intuizione creativa o da una storia che ha cercato?
Il mio
libro nasce da un’urgenza interiore. Dal bisogno di raccontare quel momento
in cui il peso si scioglie, non perché tutto sia risolto, ma perché si smette
di guardare in basso. È una storia che parla di ascesa, non come fuga, ma
come scelta consapevole di respirare più a fondo, anche quando l’aria brucia.
Nasce quando comprendo che ogni passo verso l’alto cambia il ritmo del cuore
e ricorda che si è ancora vivi. Ci sono storie che hanno bisogno della
location giusta. Io amo gli hotel e ho già dedicato alcune opere a luoghi
iconici come il Ritz Paris e il St. Regis Florence, attraverso i romanzi
Cinque Anime al Ritz Paris e Un viaggio Magnifico. La mia nuova opera ha come
sfondo il Parco dei Principi di Roma, hotel iconico e inconfondibile, un
luogo che amo profondamente. Ogni volta che sono lì sento la magia pulsare
nell’aria, la sensazione che tutto sia possibile. Questo libro è un omaggio
all’hotel, ma soprattutto alle persone che lo rendono vivo ogni giorno. A uno
staff meraviglioso che ha sempre creduto in me e nei miei sogni. Un grazie
speciale va a Maurizio, Mario e Gennaro: con una gentilezza autentica e una
professionalità rara riescono, insieme a tutti, a creare una squadra
vincente. Ho voluto renderli presenti nel romanzo affinché la loro figura
divenisse immortale all’interno delle mura dell’hotel.

Qual è il messaggio che lei spera che arrivi più
forte al lettore, attraverso la sua opera?
Che la libertà non
è assenza di ferite, ma allineamento con qualcosa di più grande. Le nuove
generazioni si trovano spesso a combattere una lotta contro il tempo,
scandita da scadenze, limitazioni e dalla paura del fallimento. Io non credo
che sia davvero così. Credo che nulla possa trattenerci, se non ciò a cui
decidiamo di restare legati. Il messaggio è semplice e profondo: non serve
essere perfetti o invincibili per sentirsi vivi. A volte basta scegliere di
guardare il cielo, lasciare che il silenzio spenga le paure e accettare la verità,
anche quando arriva come vento sul volto. È da lì che nasce lo sguardo in
avanti, quello che conduce verso l’inimmaginabile.

Qual è la frase, la scena o il personaggio del suo
libro che più la rappresenta oggi?
Vivo di parole, di simboli
e di colpi di scena. La mia vita è sempre stata così e la vivo seguendo un
copione che non voglio cambiare, ma scrivere capitolo dopo capitolo. Quando
il mondo sotto si fa silenzioso, le voci si spengono e le paure perdono
contorni, è lì che mi riconosco di più. In quel momento sospeso comprendo di
essere vivo. Non perfetto, non invincibile, ma libero. È la mia fotografia
interiore più sincera. In fondo, credo sia evidente che all’interno della mia
storia il protagonista sono io.

Cosa significa per lei essere qui, a Casa Sanremo
Writers, e condividere il suo libro in questo contesto?
Sono
cresciuto e maturato in questo Salotto nel corso degli anni, presentando
diversi libri… Qui ho trovato il modo di comunicare i miei pensieri più
autentici e di dare coerenza alle mie azioni. Essere a Casa Sanremo Writers
significa condividere una storia in un luogo dove le parole incontrano altre
anime in ascolto. Questi spazi sono necessari, utili e preziosi per la
cultura contemporanea. Il palcoscenico non è solo un luogo di racconto, ma di
respiro comune. Portare qui il mio libro significa metterlo in dialogo con
chi crede ancora che le storie possano accendere qualcosa per diventare
lampadieri del futuro.

La Vetrina di Casa Sanremo Writers si svolge durante
la settimana del Festival di Sanremo: la musica dialoga con la sua scrittura?
Sì, profondamente. La mia scrittura ha un ritmo, come il cuore
che cambia battito a ogni emozione. Musica e parole si incontrano nello
stesso punto: quello in cui si sceglie di vivere fino in fondo e ci si lascia
attraversare dagli elementi. Entrambe raccontano l’invisibile, entrambe sanno
quando fare silenzio e quando, invece, far rumore. Sempre con il giusto
tempo, le giuste pause e il rispetto profondo per ciò che
insegnano.