Massimo Lucidi: con il Premio Eccellenza Italiana, da Casa Sanremo “parte il racconto dell’Italia che funziona”

All’Italia mancava un “luogo di racconto di quanto di positivo accadesse nonostante le difficoltà”, così Massimo Lucidi, Giornalista ed Emotional Designer, Consulente di Impresa, nonché Docente di Comunicazione all’Università di Bari, sintetizza le premesse che hanno portato alla nascita del Premio Eccellenza Italiana, di cui è Segretario che, quest’anno, aprirà le candidature proprio da Casa Sanremo. Lo abbiamo intervistato per capire nel dettaglio come funziona quest’iniziativa e quali personalità coinvolge:

L'intervista a Massimo Lucidi
– Come nasce l’idea del “Premio Eccellenza Italiana”?

Nell’estate del 2014 ero molto contrariato dalle prospettive del mio lavoro in Italia: marketing e comunicazione. Aprivi il giornale e fioccavano solo brutte notizie, l’aria era cupa e le aspettative negative. Eppure in tantissimi, tutti i giorni andavamo a lavorare, cercando di vincere ogni problema e ansia sul futuro. Mancavano luoghi di racconto di quanto di positivo accadesse nonostante le difficoltà. Ad esempio, oggi, qualche giornale ha finalmente lanciato l’inserto Buone Notizie, raccogliendo storie di chi ordinariamente si impegna seriamente e professionalmente nel proprio lavoro. Ecco. Questa cosa l’abbiamo pensata sei anni fa chiedendoci cosa fare e come fare.

Incontrai di nuovo, grazie al mio Amico Emilio De Luca, sarto e napoletano, l’imprenditore italo-americano Franco Nuschese patron di Cafè Milano, il più famoso ristorante di Washington DC e mio mito personale perché dotato di una leadership straordinaria con un formidabile networking.

Gli manifestai l’esigenza di far nascere un riconoscimento al valore della cultura italiana, imprese mestieri e professioni che determinano “un unicum ineguagliabile” come mi assicurò Philippe Daverio al quale chiesi una mano. Un luogo di racconto dell’Eccellenza Italiana che se fosse stato magari un Award dato il suo Ristorante – “il nostro ufficio a Washington” come mi avevano detto tanti grandi imprenditori – avremmo potuto realizzare un Premio che valesse la capacità di racconto. 

Non il Valore di una statuetta ma il racconto del Merito e del Talento. Il Premio prendeva forma… Washington DC capitale del mondo – mi disse Santo Versace al quale proposi immaginando il valore occidentale e transatlantico che professiamo – renderà unico il lavoro che fai andando a raccogliere candidature in tutto il Paese”. Era nato il Premio. Una mia idea supportata da tanti tanti Amici generosi con il Paese e con le future generazioni.

Un grazie meritano le Istituzioni, e in particolare il Ministero degli Esteri che sin dalla prima edizione ci ha incoraggiati; merito della sensibilità di ASMEF, Associazione Mezzogiorno e Futuro, presieduta da Salvo Iavarone, con la quale da oltre 10 anni facciamo le giornate dell’emigrazione.

 

– Come si articolano le selezioni? Da chi viene scelto il vincitore?

Il Segretario Generale – che sono io – cerca di animare le candidature e le sezioni del Premio. Per questo raccogliamo tutte le istanze. Per una candidatura basta anche una mail. Gratuita. Cerchiamo di contestualizzare le sezioni sulla base di un racconto del Paese: questo deriva dalla cultura cristiana di voler dare il proprio contributo alla costruzione di una comunità, di una rete di relazioni sane, nuove, internazionali a favore di chi merita. Partendo dai giovani e dalle piccole e medie imprese che, molte volte, non riescono a fare da sole questo lavoro di relazioni internazionali.

Il Presidente e un Comitato dei Garanti ad hoc intervengono nell’assegnazione del titolo per categoria. Dopo il triennio da Presidente di Santo Versace oggi abbiamo George Guido Lombardi che, generosamente, dalla Trump Tower, quale vicino di casa dell’attuale inquilino della Casa Bianca incoraggia proprio questa azione di networking. Devo ringraziare i tanti esperti e professori che abbiamo nei Comitati Italiano e Americano del Premio: molti tra loro sono decani, emeriti, delle università, che desiderano dedicarci un tempo declinando analisi e motivazioni dei vincitori. Siamo aperti a loro e anche alle proposte di crescita e di metodo che ci giungono da più Paesi. Lo scorso anno è nato un Comitato anche in Brasile… e speriamo di poter annunciare a Sanremo anche un evento di candidature dall’Australia. Desidero ringraziare pure chi come Francesco Rippa ha incoraggiato il Premio anche a questo percorso internazionale e intergenerazionale. Decano e innovatore della professione di commercialista ha di fatto posto le basi per un percorso del Premio ben oltre la cerimonia, con un’associazione internazionale di professionisti.

 

– Perché aprire le candidature al Premio proprio da Casa Sanremo?

Il primo grande evento dell’anno, la più bella vetrina del Paese è Sanremo. D’altronde non si dice spesso “Italia spaghetti e mandolino“? Perché privarcene?

Anzi portiamo a Sanremo le Eccellenze. E anche su questo punto devo citare qualcuno. Il sentimento della gratitudine non va di moda. Ma se dovesse tornare ci troverebbe preparati e testimoni. Il Premio cresce grazie a persone colte come Vincenzo Russolillo e Daniela Serra, Patron e Direttore Generale di Consorzio Gruppo Eventi, ideatori di format di successo ma aperti con i fatti all’etica dell’impresa, alla responsabilità sociale. Abbiamo fatto squadra tra noi, perché loro hanno visto come lavoriamo: quanto investiamo in termini di fatica, tempo e soldi a cercare quello che di bello, di buono e di giusto possa essere raccontato e possa diventare pure più grande, forte e autorevole, mettendoci un pochino del nostro entusiasmo e della rete di Amici. Ci hanno aperto l’area eventi di Casa Sanremo. A Sanremo. Nel Festival. Potrei dire tanto su questo punto, sul Valore di Sanremo e della Canzone. Preferisco concludere dicendo che il Festival è una macchina complessa, unica, nella quale si eccelle in tanti, il Paese sa fare sistema. Quindi ne è metafora ed augurio che ogni anno di rinnova. Qui parte il racconto dell’Italia che funziona.

 

– Anni fa erano molto di moda delle t-shirt con su scritto italians do it better, frase che, poi, ha finito con l’assumere un senso molto più ampio del contesto in cui era stata usata, riferendosi allo stile italiano in generale: è davvero così? Siamo ancora i più bravi? In cosa secondo lei?

La creatività. La creatività sostenibile è il nostro faro. Un concetto che svilupperemo sempre grazie a decani universitari, pensatori indomabili e generosi del calibro di Paolo Manzelli, a marzo, a Firenze. Daremo il nostro contributo tirando le fila su un ragionamento nato nel solco dell’anniversario dei 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci. Noi siamo terribilmente creativi, basti pensare agli splendidi anni ‘60 del design e della chimica italiana nel mondo… Con il nostro format #innovationday mostrerò cosa sono capaci di pensare e realizzare gli italiani nel mondo oggi, per fare il mondo più bello.

 

– Cosa vi aspettate da quest’edizione di Casa Sanremo?

Il festival avrà successo e le polemiche di questi giorni creeranno aspettative giuste e maggiore attenzione alle parole. Ai contenuti. Casa Sanremo sarà sempre più il luogo di confronto e formazione del pensiero “a caldo“, con quella consapevolezza e coscienza sempre più necessarie a chi costruisce col social. Quindi mi immagino tante belle persone assieme che, grazie alle canzoni, potranno riflettere sul Paese, sul mondo e sul cambiamento. Un dialogo privilegiato tra imprese, first consumer e influencer. E vedrete che saranno sempre maggiori i contenuti delle nostre riflessioni, sui social. Arricchite da chi, come il Premio Eccellenza Italiana, concorre a organizzare la Speranza.